VEGGIANO E L’ALLUVIONE DEL NOVEMBRE 2010

 

QUATTRO CHIACCHIERE CON L’AUTORE: ARCH. SIMONE MARZARI

I fiumi con la loro sorniona tranquillità, racchiusa da oltre 150 anni tra alte arginature, hanno la capacità di farsi dimenticare per tornare dopo decenni improvvisi protagonisti.
Così è stata l’alluvione del novembre 2010! Quarantaquattro anni dopo l’ultimo evento alluvionale ci siamo accorti di aver vissuto per quarantaquattro anni accanto al loro silenzioso scorrere, di aver assistito a quarantaquattro anni di quasi assoluta inerzia manutentiva dimenticandoci con troppa superficialità che viviamo in un territorio ricco di risorse che richiedono attenzione.
Se vi sono eventi nella storia di una comunità che fungono da spartiacque, l’alluvione del 2010 che ci ha drammaticamente colpiti è certamente uno di questi. A poco più di un anno da quei giorni è irresistibile il desiderio di soffermarsi e meditare su una data che segna per Veggiano l’incontro tra due generazioni di abitanti: quelli storici con quelli “nuovi”, che con il loro arrivo hanno portato la popolazione, nell’arco di un solo decennio, da 2.900 agli attuali 4.600 ca.
Se con una mentalità di piccolo paese di campagna, il nuovo arrivato è stato visto con diffidenza, oggi possiamo dire che quell’evento drammatico ci ha visto lavorare tutti insieme con un unico obiettivo: uscire prima possibile da una situazione di disagio e di malessere improvviso. Da quei giorni non esistono più vecchi e nuovi cittadini, ma una comunità nuova e più consapevole del luogo in cui vive.
Dimenticare velocemente quel novembre 2010 sarebbe troppo semplice, perché così è successo con l’alluvione del 1966, cancellata in fretta dalla memoria collettiva senza che si facesse tesoro di quell’esperienza negativa.
A noi tutti spetta il compito di trasmettere alle future generazioni il ricordo di questo evento ma non solo, perché i fiumi che sono tornati sornioni e tranquilli si aspettano da noi una risposta concreta alle loro esigenze naturali, che mai come ora ci è permesso di disattendere.

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